Il lavoro è davvero un diritto in Italia?

L’ articolo 4 della Costituzione Italiana “riconoscere a tutti i cittadini il diritto al lavoro”. Ma in Italia negli ultimi anni, questo principio fondante della nostra carta costituzionale, sembra essere venuto meno. Contratti sbilanciati, poteri non equilibrati nelle mani delle aziende e sempre meno tutele per i lavoratori, oltre ad un elevato tasso di disoccupazione giovanile e tanti licenziamenti ci hanno fatto venire il dubbio che più che un diritto ormai lavorare sia diventato un privilegio.

Non si vuole fare polemica in questo articolo, ci teniamo a precisarlo, soprattutto perché la crisi, seppur ormai lontana, ancora esercita la propria influenza su imprese e lavoratori. Ma sembra che le misure adottate dal Governo e le tutele che i Sindacati dovrebbero garantire ai propri iscritti, comincino a scarseggiare, in favore di interessi di natura ben differente.

Rispettare il diritto al lavoro è fondamentale per qualunque Paese democratico ma vogliamo anche andare un po’ contro corrente. Lasciando un attimo da parte tutte le questioni politiche ed economiche, sopra citate, possiamo dire che il lavoro è anche un merito per il cittadino, non solo un diritto.

Parliamo di merito perché chi ha la fortuna di ottenere un contratto, deve anche essere pronto ad impegnarsi al massimo per conservare il proprio posto di lavoro. Con questo non vogliamo difendere alcune pratiche tossiche di sfruttamento delle risorse fino allo stremo con orari e carichi troppo impegnativi, ma è comunque giusto svolgere bene e con cognizione di causa la propria attività.

Specializzarsi, studiare, fare pratica ed apprendere  sono tutti fattori che servono a supportare il concetto di meritocrazia, a volte poco considerato in Italia per via della nostra mentalità egoista, ma che deve tornare in auge. Quindi concludendo si il lavoro è un diritto ma deve anche essere considerato un dovere.

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