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Accordo su “linee guida formazione 2010” (19/02/2010)
Va sottolineato il fatto che si tratta di linee guida e non di un’intesa esigibile immediatamente..

Accordo su “linee guida formazione 2010”
Va sottolineato il fatto che si tratta di linee guida e non di un’intesa esigibile immediatamente: infatti, rispetto agli auspici del governo

Raggiunta l’intesa, tra il governo, le Regioni e le parti sociali in merito alle “linee guida per la formazione nel 2010” da indirizzare per i beneficiari di ammortizzatori sociali e per favorire l’occupabilità dei soggetti deboli del mercato del lavoro.

In primo luogo va sottolineato il fatto che si tratta di linee guida e non di un’intesa esigibile immediatamente: infatti, rispetto agli auspici del governo, è stato fortemente indebolito il carattere esigibile del testo, innanzitutto eliminando ogni riferimento quantitativo alle risorse da impegnare, e chiarendo inoltre che l’intesa nazionale avrebbe costituito soltanto un riferimento per quelle, effettivamente vincolanti, da sottoscrivere in sede regionale. Come potrete notare, nel testo si fa esplicita menzione all’esclusiva titolarità regionale in tema di politiche formative.

In secondo luogo, il tentato intervento autoritario sull’operatività dei fondi interprofessionali è stato trasformato in una, corretta, sollecitazione ad una maggiore sinergia tra essi e l’insieme dei soggetti, e delle risorse, attivabili in sede regionale. Si conferma così una linea da noi sempre perseguita, e che dovrà trovare nei tavoli regionali, e nell’operare dei fondi una positiva evoluzione.

Si sono inoltre accolte, su sollecitazione nostra, i riferimenti alla necessaria coerenza da mantenere tra il ricorso agli ammortizzatori sociali e la definizione di politiche attive del lavoro.

Il punto di maggiore delicatezza, tale da impegnare a più riprese le parti, è stato quello dei “certificatori/valutatori” (inizialmente li si voleva qualificare come “indipendenti”, termine poi scomparso dal testo), da insediare a livello regionale. E’ stato merito della CGIL in particolare, oltreché delle Regioni, se si è potuto inserire nel testo un impegno, osteggiato fino alla fine dal governo, a concludere entro il 1° semestre 2011 il lavoro sugli standard minimi professionali, attualmente oggetto di un tavolo nazionale il cui lavoro dovrà quindi essere accelerato e concluso, al fine di avere un quadro unitario nazionale di riferimento, sia per l’attività di certificazione delle competenze, sia, anche se nel testo non è citato, come parametro per la stessa attività formativa degli apprendisti. Con questo impegno esplicitamente evidenziato, il riferimento nel testo all’opportunità di istituire a livello regionale i certificatori assume una valenza meno pericolosa, e comunque dovrà essere oggetto di attenta valutazione al fine di scongiurare la messa in opera di “sistemi di certificazione paralleli” che qualcuno, anche tra le parti sociali, non è alieno dal perseguire. In questo senso, il fatto di aver inserito che si deve partire dalla situazione in essere nelle singole Regioni, e seguire i principi regionali in tema di accreditamento, ci mette relativamente al riparo da sorprese.

Rispetto a punti oggettivamente interessanti, ma non adeguatamente esplicitati nel testo, quali l’utilizzo possibile di “lavoratori inattivi” nelle attività di formazione, o la ricalibra tura del contratto di inserimento per gli over 50, abbiamo ottenuto che queste evoluzioni fossero successive a confronti specifici che il Ministro si è impegnato per iscritto a convocare.

Unico punto non acquisito, e ragione di una motivata nota a verbale della CGIL che vi alleghiamo ugualmente, il riconoscimento che l’impresa, pur avendo il lavoro svolto in essa indubbi esiti formativi, non è in quanto tale un ambiente formativo, se non correlato a specifiche condizioni. Su questo il governo e le associazioni datoriali hanno opposto un rifiuto totale, e ciò ha motivato, assieme alla critica sulle modalità davvero poco efficaci di gestione degli incontri, la riserva messa a verbale dalla CGIL. Essa si estende anche ad un tema, non riportato nel testo, relativo all’intenzione del governo di ammettere l’esp0letamento dell’apprendistato a 15 anni come modalità di assolvimento del diritto dovere di istruzione, su cui al tavolo è stato ribadito il nostro dissenso, assieme a quello di molte Regioni.

Fonte: Cgil nazionale..




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